Programma 3° Anno

PREMESSA

Ancora una volta vogliamo sottolineare come l'intero corso di studi sia impostato secondo un raccordo tra materie che prevede agganci per analogie tra materie al fine di consentire un'attualizzazione immediata di ogni singolo argomento affrontato, e non piuttosto una sua semplice catalogazione mnemonica. In massima parte, i temi affrontati nel primo biennio vengono riproposti in questa terza annualità ad un piano di maggiore complessità, ma secondo un armonico sviluppo del percorso già fatto. In taluni casi sarebbe, dunque, un eccesso di zelo specificare quali gli ulteriori step di avanzamento, poiché già impliciti nella menzione del punto di programma. Indicheremo, piuttosto, gli elementi integrativi di maggiore rilevanza, le nuove materie, e gli obiettivi propedeutici aggiornati in relazione all'aumentare del lavoro svolto. Ricordiamo che, sotto un profilo squisitamente teorico, la Storia del Teatro (connessa a quella del cinema e dei media) è la disciplina teorica guida, mentre, sul piano della prassi, il traning è l'esito di ogni approfondimento didattico.



RECITAZIONE 3

Generi moderni e contemporanei
Il dramma borghese, il melodramma, le avanguardie storiche, il teatro dell'assurdo, della crudeltà, la commedia musicale, il musical, etc. L'allievo potrà approfondire, sempre attraverso il palcoscenico e i vari mezzi di ripresa, la conoscenza e la conseguente capacità di utilizzazione degli stili idonei ai vari generi che la rappresentazione richiede.

  • Perfezionamento della tecnica materica e immaterica
  • La scelta della linea interpretativa
  • Il rapporto con gli altri personaggi
  • Il rapporto con gli altri interpreti
  • La strumentazione dell'attore al servizio del regista
  • La strumentazione dell'attore come autonomia espressiva
  • L'intuizione interpretativa

Alla fine del percorso didattico, e dopo il superamento degli esami previsti, l'allievo potrà essere considerato a tutti gli effetti pronto per affrontare la professione



RECITAZIONE CINEMATOGRAFICA E TELEVISIVA 2

  • Primi piani.
  • Micromovimenti.
  • Esibizione in dettaglio di una parte del proprio corpo.
  • Recitazione del corpo a prescindere dal volto.
  • Recitazione di schiena e di profilo.
  • Reiterazione e maturazione della pérformance nella sequenza dei ciak.
  • Percezione dell'altro anche in assenza dell'altro.

Il film, lo sceneggiato, la serie, la soap opera, la situation comedy



DRAMMATURGIA E SCENEGGIATURA 3

Lo studente è chiamato a confrontarsi con un concetto cruciale nella concezione di una dinamica drammaturgica, quello di metamorfosi. Riferimenti a:

  • Antropologia e metamorfosi.
  • Sciamanesimo e metamorfosi.
  • Dramma e metamorfosi.

Pagine da: 'Potere sopravvivenza' e 'Massa e potere' di Elias Canetti.
Già in questa sede, per obbligo di chiarezza, va annunciato il senso del riferimento:
non esiste drammaturgia oltre lo spazio di quelle parole scritte per essere pronunciate da un personaggio a un altro personaggio con l'intenzione che l'intero pubblico ne partecipi.
Non esiste parola scenica oltre lo spazio delle battute.
Un drammaturgo non ha altro che le battute per costruire le sue vicende e maneggiarle, per dirigerle e consumarle, e le battute sono i personaggi, come i personaggi sono le loro stesse vicende: le storie, le gioie, i dolori che incarnano e sopportano. E' un gioco di sovrapposizioni che, in realtà, non azzera i suoi elementi ma li unicizza e semplifica nella compattezza della visione scenica: per l'appunto, il dramma.
Il dramma che altro non è se non il tempo stesso del suo narrarsi.
Il tempo è nel mutare delle forme e le forme sono calcolo e creatura del tempo che in esse si rappresenta.
Ogni storia, assimilando la propria durata con il proprio apparire, è congiunzione della forma col tempo. Ciò che ne consegue è metamorfosi.
La drammaturgia, dunque, è l'arte di raffigurare il cambiamento, e l'immagine in cui si manifesta è la metamorfosi.
Analisi del concetto di metamorfosi per tramite di alcuni personaggi cardine della drammaturgia mondiale:

  • Edipo: potente sui potenti nell'azione del Prologo e ultimo dei reietti quando si giunge all'Esodo.
  • Amleto: inerte pensatore al primo atto, apocalittico giustiziere al quinto.
  • Nora di 'Casa di bambola': lucherino in una gabbia dorata all'inizio del dramma, emancipata ribelle al termine.
  • Blanche di 'Un tram che si chiama desiderio': fascinosa signora al suo ingresso in scena,devastata dal delirio a fine dramma.

Esercitazione di esegesi testuali mirate a rintracciare snodi metamorfici (più banalmente: segni di cambiamento del personaggio o della situazione contestuale) all'interno di un testo. Lettura de 'Il padre' di August Strindberg: la struttura a ordigno che condiziona e precipita il protagonista permutando il panorama che lo circonda. Metamorfosi per negazione o eresia:

  • 'Aspettando Godot' di Samuel Beckett, la mutazione nella stasi.
  • 'La cantatrice calva' di Ionesco, la metamorfosi della logica.

'Tradimenti' di Harold Pinter, la metamorfosi retrograda. Prove di scrittura in tal senso. Esercitazioni interpretative collegate a quelle di scrittura. La drammaturgia dell'Odissea. La metamorfosi connessa all'idea di viaggio:

  • La partenza per mare.
  • Il percorso iniziatico.
  • L'emancipazione del personaggio.
  • Il ritorno.
  • La caduta del personaggio. o:
  • la sua identificazione.

L'esito di un percorso metamorfico:

  • L'agnizione e la caduta delle maschere.
  • Il compiersi del mutamento nel prodursi della catarsi.

Lettura di 'Edipo alla luce del folclore' di S. Propp.
Metamorfosi e Plagio.
Nessuna metamorfosi è più esplicita di un atto di plagio che avvenga 'a vista'.
Esempio: se tu mi dici di no e io nel giro di cinque minuti di faccio dire di sì, quei cinque minuti offrirebbero a chi li testimoniasse una loro precisa dose di spettacolarità. Esercitazioni connesse al concetto di plagio.



CORRELATO: I FONDAMENTI DELLA FINZIONE 3

Applicazione, nello specifico, del concetto di plagio: cambiare e farsi cambiare. Il plagio non dichiaratamente relazionale: il plagio subìto dalle manovre della vita.pposizioni di chi ascolta.

  • Vagliare le sliding doors che ne derivano e percorrere ogni ipotesi alternativa.

Di qui:

  • Concetto di alterazione narrativa e di devianza.

Letture ed esercitazioni correlate:

  • 'Le moralità leggendarie' di Jules Laforgue, con particolare riferimento al racconto 'Amleto' (portato in scena da Carmelo Bene).
  • 'Wakefield' di Nathaniel Hawthorne. Un breve racconto, già celebrato da Borges, che consente di approfondire al meglio i concetti di metamorfosi, di plagio e di devianza.
  • 'Rosencrantz e Guildestern sono morti' di Tom Stoppard. Ancora sulla devianza e sul cambio di prospettiva narrativo (sempre inerente alla drammaturgia dello spettatore).


STORIA DEL TEATRO 3

La ricerca del tragico.
Corneille e Racine. La sontuosità dell'alessandrino e i grandi temi morali.
Analisi dell''Andromaque' di Racine come testo antesignano dei grandi drammi da camera (Giovanni Macchia, 'Storia della letteratura francese').
In Italia:

  • L'equivoco del Metastasio (convinto trageda che, sbagliando rotta, inventò il melodramma)
  • Il furore realmente tragico di Vittorio Alfieri, che in anticipo su tutti comprese la necessità di rompere ogni armonia lirica per giungere a quell'espressività fonica (sia pure cacofonica) di cui necessita un vero linguaggio scenico.
  • Valore del cattivo gusto in teatro (Shakespeare docet)

Analisi di testi alfieriani:

  • 'Mirra', l'incesto non consumato e il dramma inespresso che matura in tragedia. Primo ritratto 'psichiatrico' al femminile del teatro moderno.
  • 'Oreste', la reinvenzione del mito alla luce dei nuovo valori rivoluzionari. Il grande teatro romantico tedesco: Goethe, Shiller e Kleist.

Lettura e analisi di 'Woyseck' di Georg Büchner:

  • germinazione di un'opera da un fatto di cronaca reale.
  • La forma terminale della stessa come risultato di una gestazione interrotta (in questo caso, per la morte precoce dell'autore)
  • La frammentazione come annuncio di una moderna reductio sillabica delle battute e di un montaggio filmico delle diverse scene intese al pari di autentiche inquadrature.
  • Il tema del delitto liberato dalla concezione fatalistica che era propria della tragedia antica.
  • La valenza sociologica dell'opera e l'avvento dell'uomo medio sulle scene teatrali (in questo caso, il marmittone che dà il titolo al dramma).

Il teatro naturalista di Ibsen che nasce da un ripensamento di sé e dalla rinuncia dell'epica popolare celebrata in 'Peer Gynt', di cui si leggerà, per esercitazione, la scena della morte di mamma Aase. Analisi dei primi atti dei drammi ibseniani, poiché esemplari nel loro voler rifornire lo spettatore di quanto egli deve sapere in termini di antefatto. La didascalia tradotta in testo, con artificio.
Per contrasto parodistico: lettura dell'atto unico di Jean Tardieu: 'Lo sanno solo loro'
Esercitazioni conseguenti.
'Le memorie del sottosuolo' di Fedor Dostoevskij: il monologo assoluto.
(Correlato: 'La caduta' di Albert Camus)
Tra naturalismo e simbolismo:

  • Il teatro iniziatico di Strindberg ('Verso Damasco')
  • Il teatro illogico di Strinberg ('Il sogno')
  • Il teatro conflittuale di Strindberg ('La signorina Giulia')

L'Intima Teater. Il teatro officina.
Esercitazioni: partendo dalla lettura di Strindberg, lavoro sulle asimmetrie dialogiche. Dall'ipotesi del vaudeville al teatro dell'umanità contaminata di Anton Cechov.

  • Il sogno del cambiamento come energia della stasi ('Tre sorelle')
  • La vita destinata a terminare all'interno della vita stessa ('Zio Vanja')
  • L'utopia artistica ('Il gabbiano')

Analisi dei dialoghi di Cechov e la loro lezione presente nella nascita di un nuovo linguaggio mimetico sia in cinema che in teatro.
Le regie cechoviame da Stanislavskij a Strehler e Ronconi.
Le regie di Vachtangov e il suo recupero della commedia dell'arte.
Mejerchol'd e la marionetta biomeccanica.
Luigi Pirandello:

  • Dalla novella al copione, dalla frase alla battuta.
  • Le vicende del personaggio in quanto tale.
  • Il teatro nel teatro.
  • La contaminazione dello spazio di platea.
  • Il dover 'scrivere male' per dover scrivere voci (esercitazioni connesse)
  • La ragione che annichilisce la coscienza.
  • Il grande sofista come inseminatore di dubbi e tessitore di sviluppi drammatici.
  • Correlato: approfondimento del personaggio di Laudisi in 'Così è (se vi pare)'

Lettura: 'Pirandello e la stanza della tortura' di Giovanni Macchia.
La tragedia nel teatro americano del Novecento: Eugene O'Neill, di cui si leggeranno 'I drammi marini'.
Il capolavoro che raffigura un'epoca: 'Morte di un commesso viaggiatore' di Artur Miller. Correlato: la reinvenzione fenomenologia del testo di Miller in 'Glengarry Glen Ross' di David Mamet.
Il teatro dell'orrore e della commozione. Tennesse Williams e Garcia Lorca.
Jean Jenet, il teatro delle vittime e dei carnefici e dell'incrocio tra i ruoli.
Esercitazioni su 'Le serve. Mascheramenti e scambi di identità.
Alfred Jarry: l'assurdo delle forme e l'assurdo del potere.
Antonin Artaud e il teatro della crudeltà (anticipati durante il primo anno in La tragedia latina). Letture: 'I Cenci' e 'Il teatro e il suo doppio'.
La chimica aforistica in Oscar Wilde. Mondanità e scandalo.
Lettura de 'L'importanza di chiamarsi Ernesto'.
William Saroyan: "Ogni drammaturgo crea una specie umana". Questa la chiave di accesso al teatro di Eduardo.
Le dinastie teatrali.
Eduardo, Peppino e Titina.
Correlato: le farse di Peppino de Filippo.
I tipi eduarduani.
Eduardo e Molière.
Luca Cupiello: dai suoi antenati ai suoi successori; tra Peer Gynt e Forrest Gump. L'uomo giocato. Eduardo e le sue lezioni di drammaturgia a La Sapienza di Roma.
Filmati: Eduardo e Carmelo Bene. mani): Beat '72, Spaziouno, Teatro dell'Orologio.
Il luogo bianco: il Teatro dei Documenti a Roma, opera architettonica di Luciano Damiani. Uno spazio che moltiplica su più livelli scena e platea, e che merita di essere analizzato al pari di un testo. Teoria e applicazione di tecniche scenografiche 3:
Tecniche costruttive e materiali.
Carri, cambi di scena e macchine teatrali.
Il montaggio.
La maschera: Cenni storici e tecniche di costruzione.



STORIA DELLA CRITICA CINEMATOGRAFICA E TELEVISIVA 3

Il corso si prefigge di offrire una panoramica esaustiva della critica cinematografica intesa sia come atto interpretativo di un film che come supporto teorico capace di orientare anche scelte creative e stilistiche. Ricordiamo, a mo' di esempio, l'importanza avuta nella nascita della Nouvelle Vague francese dai 'Cahiers du cinema', e, in particolare, la carismatica attività critica a cui si è sempre dedicato un regista engagé come François Truffaut. Molta attenzione verrà riservata anche ad altri registi che non hanno mai rinunciato ad affiancare al loro impegno di cineasti un'intensa attività di scrittura critica come Eric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Peter Bogdanovich. Pagine da: 'All is true' di Orson Wells.
Nel novero dei testi analizzati sono da considerare anche le grandi opere di storicizzazione del cinema (a partire da quella fondamentale di Georges Sadoul), tanto più significative proprio perché intese a sistematizzare l'evoluzione di uno strumento espressivo ancora estremamente giovane. In un contesto più attuale, dominato dalla multimedialità, si provvederà infine a censire la geografia dei portali che con la loro capacità di aggregare giudizi non necessariamente specialistici sono comunque in grado, grazie alla vastità della rete, di condizionare con forza i gusti del pubblico.



IL TEATRO DI NARRAZIONE

I protagonisti del genere.
Narrazione tra divagazione e trama.
Gestione del rapporto frontale col pubblico. Il gioco degli inserti.
Figurazione di un luogo inesistente.
La scena vuota come strumento.
Concetto di polifonia per voce solista.
La chiacchierata ad libitum.
Uso della gergalità.
Tecniche di elaborazione narrativa orale.
La consecutio prosodica.
Affabulazione ed epica.
Da Dario Fo a Marco Paolini e Moni Ovadia. Analisi di:

  • 'Mistero buffo'
  • 'V ajont'
  • 'Dybbuk' Training.

Varianti:

  • lo one man show.
  • Lo spettacolo a 'numeri' per attore solista.

Analisi di pérformances specifiche:

  • 'A me gli occhi, please' di Gigi Proietti.
  • 'Monologhi' di Paolo Rossi.


CINEMA E LETTERATURA 3

La professione dello sceneggiatore intesa come un modo diverso di essere scrittori. Dai grandi sceneggiatori italiani (Rodolfo Sonego, Ennio Flaiano, Tonino Guerra, Furio Scarpelli, Age, e altri) ai grandi sceneggiatori americani (Paddy Chayefsky, Ben Echt, Ray Bradbury, e altri). Scrittura per il cinema e tratti letterari. Il segno drammaturgico nei dialoghi di:

  • Quentin Tarantino.
  • Paul Auster.
  • Cormac McCacrthy.
  • David Mamet.
  • Nic Pizzolatto (sceneggiatore della serie 'True detective')


STORIA DEL CINEMA (E ALTRO) 3

Il nuovo cinema asiatico e orientale. Il nuovo cinema scandinavo. Analisi della narrazione da backstage in 'Dogville' di Lars Von Trier. Lo spazio inscatolato: 'Carnage' e 'La Venere in pelliccia' di Roman Polanski. Estremizzazione del concetto di Piano Sequenza:

  • 'Nodo alla gola' di Alfred Hitchkock
  • 'Una giornata particolare' di Ettore scola (scena iniziale)
  • 'L'infernale Queenlan' di Orson Wells (scena iniziale)
  • 'Birdman' di Alejandro Inarritu.

L'immaginario felliniano: dal romanzo lirico alla fantascienza onirica: 'I vitelloni' e 'Casanova',

  • la comunità aliena: 'E la nave va',
  • la lotta di classe: 'Prova d'orchestra',
  • il cinema autorefernziale: 'L'intervista'.

Michelangelo Antonioni: analisi del correlativo oggettivo nei suoi film. Wim Wenders e il viaggio: dal road movie ('Paris Texas') al nòstos ('Lisbon Story'). (correlati: Herzog e Fassbinder) I piani narrativi plurimi nel cinema di Woddy Allen, e uso della macchina a mano. Le destrutturazione temporali:

  • 'Rashomon' di Akira Kurosawa.
  • '21 grammi' di Inarritu.
  • 'Pulp Fiction 'di Quentin Tarantino.

Il cinema di animazione. L'avvento nei circuiti ufficiali dei docufilm ('Videocracy', Il santo GRA', e altri). Il cinema solipsistico o monologante:

  • 'All is lost' di J. C. Chandor.
  • 'Gravitiy' di Alfonso Cuarón.
  • 'Locke' di Steven Knight.

La verticalità del personaggio e la lezione shakespeariana nelle sceneggiature a più mani delle grandi serialtà.
Le serie web e i corti in rete.
I file sotto i 10 secondi di durata.
Linguaggio pubblicitario.
Il film contratto: il trailer.



RADIOFONIA E RADIODRAMMI

Analisi del linguaggio dialogico in assenza di immagini. La scansione delle scene e l'utilizzo della voce narrante.
La didascalia assorbita nei dialoghi come elemento consustanziale.
Le parole che non si possono usare nella stesura di un radiodramma (da 'Come si scrive un radiodramma' di Carlo Emilio Gadda).
Tecniche attoriali di interpretazione radiofonica.
Un classico della drammaturgia radiofonica: le interviste impossibili.
Il radiodramma come forma di adattamento di opere letterarie e teatrali.
Analisi dei saggi di scrittura richiesti agli allievi.
La voce e il suo alone narrativo.



REGIA TEATRALE E CINEMATOGRAFICA 3

I vari punti di lavoro relativi agli elementi di regia (sia teatrale che cinematografica) affrontati nel biennio precedente verranno ripresi tutti in considerazione per portare la classe una livello superiore di preparazione, sia teorica che pratica. Rimandiamo, dunque, ai programmi del primo e del secondo anno.
In aggiunta: esercizi specifici, col supporto di filmati didattici.



PROVINI

Lavoro propedeutico per affrontare in modo corretto un provino, sia su un palcoscenico che davanti alla macchina da presa:

  • organizzazione del book.
  • Stesura del curriculum.
  • Preparazione di uno showreel.
  • Consapevolezza del ruolo per cui ci si candida.
  • Scelta del brano da portare.
  • Come provare in solitudine.
  • Approccio a un provino su parte: analisi del personaggio proposto in frammento e comprensione del contesto.
  • Come apparire 'giusti per la parte'.
  • Messa in posa davanti all'obiettivo.
  • Colloquio col regista (il significato del dover fare 'buona figura') Training.


USO DELLA VOCE 3

  • Articolazione e scansione.
  • Intensità timbrica e gestione del volume.
  • Coloritura e tonalità alla ricerca del senso.
  • Vocalità intermittente, compressa, impostata.
  • Dalla voce parlante alla voce cantante.
  • Gestione dell'emissione in rapporto alle distanze nello spazio.
  • Dizione e gestione delle inflessioni idiomatiche e dialettali.
  • Utilizzo fonico dell'idioletto. Atteggiamenti vocali.
  • Fonazione asemantica: la risata e il pianto.
  • Altre gestioni espressive: l'affanno, lo sbadiglio, il singulto, il singhiozzo, l'urlo.
  • La respirazione sotto pressione fisica.
  • Alterazioni di genere: il falsetto, la gutturalità, il brontolio, il sussurro non argomentato.

Si aggiungono questo terzo anno:

  • Lettura di brani poetici.
  • Voce impostata e voce naturale.
  • Tecniche respiratorie avanzata.
  • Tecniche di rilassamento dell'apparato vocale.
  • I mantra.
  • Metodo Orazio Costa nell'emissione diaframmatica, di testa, e altro
  • Pronuncia inglese.
  • Gestione di una cadenza neutra.
  • Il riverbero e l'eco.
  • La voce che imita altre voci.
  • I versi degli animali.
  • Il sussurrato da suggeritore.
  • Scioglilingua e giochi di parole.


RECITAZIONE IN LINGUA INGLESE 2

  • Improvvisazione
  • Dialogo intrecciato e accavallato
  • Traduzione verbale simultanea


ORGANIZZAZIONE E PRODUZIONE 3

A chiusura della triennalità verranno offerti agli allievi gli strumenti indispensabili per poter gestire in autonomia un progetto di produzione teatrale o cinematografica, e quindi tutte le informazioni burocratiche necessarie alla formazione di una compagnia o di un cast (rapporti con le istituzioni, col Ministero, con la SIAE, permessi per l'utilizzo di suolo pubblico, ecc.). Inoltre, si daranno le basi per una gestione amministrativa dell'impresa:

  • contrattualità.
  • Budget di produzione.
  • Spese previdenziali.
  • Normative fiscali e tributarie.
  • Paghe dovute, diarie e minimi sindacali.
  • Finanziamenti pubblici e privati.
  • Sponsorizzazioni.
  • Nel caso di film: eventuali possibilità di placement.

Quindi:

  • rapporti con le agenzie.
  • Costituzione del team tecnico.
  • Rapporti con la stampa.
  • Marketing.
  • Distribuzione dello spettacolo, o del film.
  • Partecipazione ai festival.
  • Le fasi di lavoro.
  • I tempi di prova.
  • I tempi di ripresa.


DOPPIAGGIO

La materia, già affrontata nel corso del secondo anno nell'ambito dell'Uso della voce, assume, in questo terzo anno, carattere di specificità. I punti di lavoro rimangono quelli giù individuati, ma ora riproposti con una richiesta performativa più elevata. Ricordiamo, dunque, i suddetti punti:

  • Il sinc.
  • La flessibilità vocale.
  • La voce mascherata.
  • Interpretazione di un personaggio per tramite di un'altra interpretazione.
  • Doppiaggio di fonazioni semantiche (risate, convulsi, pianto, ecc.)
  • Training.


MUSICA 3

  • Le categorie vocali.
  • Dalla metrica pronunciata alla metrica cantata.
  • Elementi di impostazione tonale.
  • Analisi e sviluppo dell'estensione.
  • Vocalizi e improvvisazioni.
  • Gorgheggio.
  • Tenuta della nota e fondamenti di lirica.
  • La dinamica del gesto correlata al canto.
  • Canto corale e controcanto.
  • Canto a cappella, corale e solista.
  • Interpretazione attirare di una canzone.
  • Elementi di strumentazione e orchestrazione.
  • Recitativo su musica: il melologo.
  • La metrica dinamica: il rap.


IL CORPO IN MOVIMENTO 3

  • acrobatica 2,
  • lotta e di pugilistica 2.
  • L'arte del combattimento cinematografico
  • Princìpi di giocoleria con palle, clave, cerchi e piatti.


DANZA 3

Storia della danza:

  • la danza rituale.
  • La danza terapeutica.
  • L'atto coreutico.
  • La danza scenica.
  • Dalla danza al balletto.
  • Danze sudamericane.
  • Princìpi di combattimento.
  • I maestri della danza contemporanea e tecniche derivate (Maurice Béjart, Martha Graham, Pina Bausch) Training.

Princìpi di coreografia:

  • Il teatro tragico e la gestione dinamica del Coro.
  • Movimenti di massa nel teatro lirico.
  • Movimenti di massa nel musical.
  • Movimenti di massa nel teatro epico.
  • Movimenti di massa nel teatro di prosa.

Stilizzazioni dei balli classici.
Analisi delle danze animali di corteggiamento.
Training.
In aggiunta al biennio:

  • danza e folklore
  • La taranta.
  • La pizzica.
  • La tamurriata.
  • Princìpi di etnomusicologia.

Lettura di 'Sud e magia' di Ernesto De Martino. Improvvisazioni sul tema dell'esorcismo. Training



MIMO 3

Fondamenti concettuali della mimica e della pantomima:

  • Utilizzo realistico del gesto come linguaggio.
  • La routine classica dei movimenti di preparazione.
  • Concezione di una dimensione esaustiva in cui la parola sia data come assente.

Il maestro: Marcelle Marceau.
La parola come tabù: Buster Keaton.
L'assenza della parola come reazione al rumore del mondo: Jacques Tati.
La costruzione per segni visivi dinamici del personaggio: Charlie Chaplin.
La nascita di Charlot.
La negazione della parola per convenzione: Mister Bean.
La camminata.
Lo sviluppo dell'immaginazione visionaria.
La mimica enfatica del cinema muto: il gesto orfano della parola.
La mimica facciale nella pantomima.
La mimica facciale nella recitazione naturalista.
La mimica manuale.
I gesti fondanti della vita quotidiana nella costruzione di un ambiente inesistente (spingere, toccare, spostare).
Evocazione tramite il gesto di oggetti invisibili (un bicchiere, una penna, un libro, ecc.).
La camminata sul posto.
Tecnica Lecoq.
La mimica circense. Il clown. I fratelli Colombaioni.
Pantomima cinematografica.
Training.



TRUCCO E COSTUME 3

Storia della moda e del costume:

  • nel cinema
  • nel teatro.

In aggiunta al biennio:

  • Rudimenti di sartoria.
  • Conoscenza delle stoffe.
  • Uso della parrucca.
  • Rapporto estetico-stilistico tra scenografia e costume.

Storia del trucco e tecniche di trucco:

  • nel cinema
  • nel teatro.
  • Trucchi correttivi,
  • trucchi per horror,
  • effetti speciali,
  • simulazione di una diversa maschera facciale rispetto alla propria.

In aggiunta al biennio:

  • Il trucco come negazione dell'io.
  • Il trucco come creazione di un doppio.


TECNICHE INFORMATICHE 3

  • Progettazione dello spazio tridimensionale
  • Tecniche di animazione in 3D
  • Tecniche di modellazione
  • Teoria e tecniche delle video istallazioni
  • Tecnologie delle video istallazioni


ATTIVITA' OPZIONALI

Proposte accademiche

  • Workshop
  • Laboratori
  • Atelier

Proposte degli allievi



SAGGI FINALI: SCENEGGIATURA E REGIA

Come atto finale dell'intero corso sarà chiesto a ogni allievo di ideare un progetto personale di scrittura e regia che dovrà realizzare egli stesso impegnandosi a dirigere un gruppo di allievi del terzo anno, per un minimo di due e un massimo di sei personaggi. Questa esperienza servirà a condensare in un prodotto a propria firma i vari percorsi didattici affrontati: dall'uso dello spazio scenico alla tessitura narrativa di una storia, e consentirà al corpo docente di valutare la capacità di assimilazione critica di quanto appreso. Oltre a mostrare il lavoro terminato, all'allievo verrà richiesto di discutere con gli insegnanti le ragioni delle scelte fatte, sia tecniche che artistiche. Dunque:

  • argomento,
  • linearità e complessità dell'intreccio,
  • rispetto del copione,
  • numero dei personaggi,
  • età e sesso,
  • profili caratteriali,
  • modifiche in itinere,
  • grado di impegno civile e politico,
  • grado di autobiografismo,
  • uso dell'improvvisazione,
  • rapporto col cast artistico,
  • rapporto col cast tecnico,
  • personale giudizio sull'opera terminata.


SAGGI FINALI: RECITAZIONE

Oltre a dover portare a termine un lavoro personale come sceneggiatore e regista, ogni allievo dovrà affrontare un saggio di recitazione teatrale e un saggio di recitazione cinematografica mettendosi a disposizione dei suoi compagni di corso impegnati, come lui, alla realizzazione del proprio progetto individuale. In più, dovrà presentare un saggio di recitazione su una brano a propria scelta, e della cui preparazione avrà tenuto aggiornati i docenti di riferimento.